27/12/2007 – Allora Presidente dell'Ordine degli psicologi del Lazio e membro del consiglio nazionale Marialori Zaccaria: «La terapia riparativa non esiste. L'ordine interverrà»
«Leggendo l'inchiesta di Liberazione emerge uno spaccato che va contro il codice deontologico della nostra professione. Arriveremo fino in fondo a questa storia e accerteremo eventuali responsabilità di colleghi psicologi. Le terapie riparative non esistono.

È come se un eterosessuale seguisse corsi terapeutici per diventare omosessuale. L'articolo 4 del nostro codice disciplinare parla chiaro: lo psicologo deve rispettare il diritto del paziente astenendosi dall'imporre il proprio codice di valori. Insomma, non deve esserci alcuna discriminazione in base alla religione, l'etnia, l'estrazione sociale, lo stato socio-economico, il sesso, l'orientamento sessuale e la disabilità.

Purtroppo le persone che hanno un diverso orientamento sessuale vivono ancora tante discriminazioni sociali. Una discriminazione che di per sé crea disagio. Quindi chi ha difficoltà pensa di risolvere le cose rivolgendosi a chi promette strane guarigioni. Voglio però ribadire che la "terapia riparativa" dell'omosessualità non esiste. Già un secolo fa Freud sosteneva che l'omosessualità non è una malattia. Chi dice il contrario dice una falsità scientifica e noi interverremo con una segnalazione alla commissione deontologica. Nello stesso tempo è evidente che bisogna organizzare eventi informativi e formativi adeguati.»

 

08/01/2008 – Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi: Omossessualità e “terapia riparativa”. Lo psicologo non deroga mai.

Lo psicologo non deroga mai ai principi del Codice Deontologico nessuna ragione né di natura culturale né di natura religiosa, di classe o economica può spingere uno psicologo a comportamenti o ad interventi professionali non conformi a tali principi.

Questo non certamente per timore delle possibili sanzioni (che pur gli Ordini puntualmente comminano), ma perché i principi del Codice sono intimamente e inestricabilmente connessi con la cultura, il sapere e il saper fare dello psicologo.

“Lo psicologo è consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri...” e quindi “nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio/economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. ...”. È evidente quindi che lo psicologo non può prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di una persona.

 

14/05/2010 – Il Consiglio dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia delibera di assumere la seguente posizione ufficiale in merito alle cosiddette “terapie riparative dell’omosessualità”: “gli psicologi italiani sono tenuti al rispetto degli articoli 3, 4 e 5 del Codice Deontologico, i quali ribadiscono, tra l’altro, come lo psicologo debba lavorare per promuovere il benessere psicologico, astenersi dall’imporre il suo sistema di valori e aggiornare continuamente le sue conoscenze scientifiche. Ricordo che anche le più importanti associazioni scientifiche e professionali internazionali, fra cui l’A.P.A. American Psychological Association, raccomandano di astenersi dal tentativo di modificare l'orientamento sessuale di un individuo e affermano che le terapie di ‘conversione’ o ‘riparazione’ dell'omosessualità sono basate su teorie prive di validità scientifica e non hanno il sostegno di ricerche empiriche attendibili.

Pertanto condanniamo ogni tentativo di patologizzare l'omosessualità, che l'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce una ‘variante naturale del comportamento umano’.” Pur difendendo "la libertà dei terapeuti di esplorare senza posizioni pregiudiziali l'orientamento sessuale dei clienti", l'Ordine segnala che "qualunque corrente psicoterapeutica mirata a condizionare i propri clienti verso l'eterosessualità o verso l'omosessualità è contraria alla deontologia professionale e al rispetto dei diritti dei pazienti" e mette in guardia sulle 'terapie riparative' rivolte a clienti con orientamento omosessuale: "Rischiano, violando il codice deontologico della professione, di forzarli nella direzione di 'cambiare' o reprimere il proprio orientamento sessuale, invece di analizzare i fattori che lo determinano e favorire la piena accettazione di se stessi".

 

17/05/2010 – Comunicato ufficiale:

“Noi, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, psicoanalisti, studiosi e ricercatori nel campo della salute mentale, in occasione della presenza in Italia di Joseph Nicolosi al convegno “Identità di genere e libertà”, condanniamo ogni tentativo di patologizzare l’omosessualità, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce una “variante naturale del comportamento umano”.

Queste teorie (…) screditano le nostre professioni e delegittimano il nostro impegno per l’affermazione di una visione scientifica dell’omosessualità.

Un terapeuta con pregiudizi antiomosessuali può rinforzare i sentimenti negativi di colpa, disistima e vergogna che molti omosessuali provano, e così alimentare l’omofobia interiorizzata e il minority stress, danneggiando spesso irrimediabilmente la salute mentale del soggetto.

La persona omosessuale che chiede di essere “guarita” (e i familiari spesso coinvolti) va ascoltata ed aiutata a capire le ragioni della sua difficoltà ad accettarsi, ma non va ingannata con la promessa di terapie miracolistiche prive di efficacia dimostrata.

È nostro dovere affermare con forza che qualunque trattamento mirato ad indurre il/la paziente a modificare il proprio orientamento sessuale si pone al di fuori dello spirito etico e scientifico che anima le nostre professioni, e in quanto tale deve essere segnalato agli organi competenti, cioè agli ordini professionali.”

Firmato dal presidente dell’Ordine Nazionale degli Psicologi, diversi presidenti di ordini regionali, docenti universitari, psicologi, psichiatri, ecc…, per un totale di 2126 firme.

 

23/08/2013: Giuseppe Luigi Palma – allora Presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi:

“È gravissimo che i detrattori della legge anti-omofobia ripropongano, tra le altre, l'idea che l'omosessualità sia una malattia da curare e, di conseguenza, che l'orientamento omosessuale sia da modificare, contraddicendo palesemente quanto, invece, da anni sostiene la comunità scientifica internazionale che, a ragione, ha da tempo rigettato le cosiddette terapie di conversione e riparative.

Affermare che l'omosessualità possa essere curata o che l'orientamento sessuale di una persona si debba modificare, come recentemente dichiarato dal vicepresidente Unione giuristi cattolici italiani - sottolinea Palma - è una informazione scientificamente priva di fondamento e portatrice di un pericoloso sostegno al pregiudizio sociale ancora così fortemente radicato nella nostra società, come dimostrano, purtroppo, i sempre più diffusi fatti di cronaca.

Ribadisco, se mai ce ne fosse bisogno che gli psicologi, secondo il Codice deontologico, non possono prestarsi ad alcuna 'terapia riparativa' dell'orientamento sessuale di una persona, bensì collaborare con i propri pazienti nel caso di disagi relativi alla sfera sessuale siano essi avvertiti dagli eterosessuali così come dagli omosessuali.”

 

11/11/2014 - L’Ordine Psicologi Piemonte prende posizione sui fatti di Moncalieri e Rivarolo Canavese: l’omosessualità non è malattia da curare, ma naturale orientamento sessuale e affettivo.

Dopo le ultime vicende accadute all'Istituto Superiore Pininfarina di Moncalieri e le polemiche per l'articolo omofobo di una professoressa sul bollettino parrocchiale di Rivarolo Canavese, è necessario ribadire in modo chiaro la posizione dell'Ordine degli Psicologi e degli studi scientifici accreditati in tema di omosessualità.

Considerazioni meramente ideologiche e di stampo eteronormativo possono aver portato due insegnanti ad affermare che l'omosessualità può essere curata o che l'orientamento omosessuale si debba modificare, contraddicendo chiaramente quanto, invece, da anni sostengono le ricerche scientifiche nazionali e internazionali.

Da tempo, infatti, la comunità degli psicologi, la letteratura scientifica e numerose associazioni internazionali sostengono che l'orientamento omosessuale non è una scelta né una malattia, ma uno dei possibili orientamenti sessuali. Eterosessualità, bisessualità e omosessualità sono modi di essere nel mondo e di vivere la propria vita affettivo-sessuale conformemente a ciò che ogni persona sente in ogni età della vita.

È poi ancora più grave considerare che nel contesto scolastico si possano trasmettere informazioni scientificamente prive di fondamento e portatrici anzi di un pericoloso sostegno al pregiudizio sociale (ancora così diffuso nella nostra società) che favorisce fenomeni di discriminazione e bullismo omotransfobico a scuola.

È chiaro invece che la questione attuale sia l'ignoranza e l'omo-bi-transfobia sociale e interiorizzata che le persone gay, lesbiche, bisessuali e trans (GLBT) devono quotidianamente affrontare.

Occorre dunque, a maggior ragione nella scuola, un costante lavoro e impegno di tutti per una corretta informazione e formazione inclusiva e senza pregiudizi, per aiutare le persone GLBT a vivere pienamente e serenamente la propria vita, sotto tutti i punti di vista, incluso quello sessuale e affettivo.

Quanto accaduto all’Istituto Pininfarina di Moncalieri è ovviamente grave, ma gli studenti e le studentesse hanno saputo dare, in maniera adulta e responsabile, una lezione di uguaglianza e inclusività. Tuttavia questo non accade spesso e ci sono ancora molti insegnanti nelle scuole di tutta Italia che trasmettono messaggi non in linea con la ricerca scientifica.

Questo fenomeno desta una grande preoccupazione se pensiamo al ruolo che gli/le insegnanti svolgono in classe e al peso che le loro parole hanno sugli studenti, proprio in virtù del loro ruolo. In adolescenza, un'età di passaggio così importante per la costruzione della propria identità personale e sociale, alcuni hanno ancora il "coraggio" di trasmettere messaggi che possono mettere a rischio l'incolumità fisica e psicologica dell’individuo.

Per tutte queste ragioni, l’Ordine degli Psicologi del Piemonte si augura che queste vicende diventino anche un’opportunità di crescita e approfondimento per tutti i professionisti della salute psicologica sui temi dell’orientamento sessuale e dell'identità di genere.

Dott. Alessandro Lombardo

Presidente Ordine degli Psicologi del Piemonte

Gruppo di Lavoro

“Psicologia dell’Orientamento Sessuale e dell’Identità di Genere”

Dott. Andrea Perdichizzi - Responsabile del Gruppo

Dott. Fabio Borotto

Dott. Pier Luigi Gallucci

Dott. Luca Rollé

 

 

E gli psichiatri?      

Lo psichiatra Elvezio Pirfo, referente per l'Albo degli Psicoterapeuti dell’Ordine dei Medici di Torino e Amedeo Bianco, presidente dell'ordine dei medici:

"Gli psichiatri non possono curare qualcosa che non ritengono una malattia. Il nostro manuale diagnostico, il DSM IV, non contiene l'omosessualità tra le malattie. E' stata cancellata nel DSM III, da molti anni ormai. Come può un medico curare qualcosa che non è una malattia?

Possiamo intervenire quando l'omosessualità, e succede, comporta, nello sviluppo evolutivo, un elemento di turbativa del vissuto del soggetto, ma non curiamo l'omosessualità, ma il disturbo reattivo della persona. Non ripariamo proprio niente, e nemmeno possiamo entrare nel merito delle terapie riparative, senza accordarci su di un inquadramento morale. È falso ciò che alcuni hanno dichiarato ai giornali che l'omosessualità è tra i disturbi del comportamento."

 

I materiali sono a cura della dott.ssa Margherita Bottino,
psicologa psicoterapeuta,
consigliera C&P FVG presso
l’Ordine degli Psicologi della Regione Friuli Venezia Giulia.

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